Sto svolgendo con un collega un incarico di regolamento di confini che riguarda un classico caso di sconfinamento di uno dei due proprietari sulla proprietà dell'altro, con la variante (anche questa non proprio rara) che lo sconfinante rivendica il diritto di usucapione sull'area invasa. Naturalmente si tratta di una fattispecie in cui l'aspetto giuridico è del tutto preponderante rispetto a quello tecnico, tant'e che sulla ricostruzione del confine, rimasto tuttora quello d'impianto, non ho alcun timore di contestazioni, trattandosi di una casistica la cui risoluzione è consolidata in letteratura tecnica.

Ed è proprio l'approfondimento dell'aspetto giuridico sull'istituto dell'usucapione, esaminato in dettaglio con l'avvocato, che mi lascia sconcertato e che mi spinge a confrontarmi con voi su questo tema (possiamo dibattere il tema nel forum, leggete alla fine).

Ma andiamo per gradi e vediamo la situazione di partenza. Il confine da ricostruire riguarda un terreno in zona collinare adibito in parte a prato e in parte a bosco (vedi foto satellitare qui sotto a destra). I confini in questione sono tutte linee d’impianto mai modificate da nessun atto catastale di aggiornamento. Con riferimento all'estratto di mappa riportato di seguito (a sinistra), la controversia nasce tra il mio committente, denominato ‘A’, proprietario dei mappali 169, 175, 172 e:

  • il proprietario ‘B’ dei mappali 508, 176 a Est;
  • il proprietario ‘C’ del mappale 179 a Sud.



La foto che segue illustra la questione: A contesta a B l’invasione di un’area del suo terreno, quella attigua all’abitazione di B, che quest’ultimo adibisce a parcheggio auto. Tale contestazione, oltre che reiterata verbalmente, è stata notificata da A a B a mezzo di una serie di raccomandate, di cui riporto qui sotto il link dell'ultima, datata 11.09.2002, alla quale B ha debitamente risposto in data 10.10.2002 tramite uno Studio dallo stesso incaricato, con il testo di cui pure riporto il link (cliccate sui due punti seguenti):

 A contesta inoltre sia a B che a C:
  • il taglio di numerosi alberi ad alto fusto ed il relativo furto del legname ricavato (foto qui sotto a sinistra);
  • la piantumazione di nuovi arbusti da frutto nell’area a Sud del suo terreno (foto qui sotto a destra).

Accortosi del taglio degli alberi da alto fusto e dell'asporto del relativo legname, A ha immediatamente sporto la seguente denuncia ai Carabinieri sull'accaduto:

Questo è quanto è accaduto in passato, finché, giunti ai giorni nostri,  A dà incarico a me e al mio collega di procedere all'esatta ricostruzione del confine. Al che noi ci attiviamo, come da prassi, inviando una raccomandata a B per informarlo con congruo anticipo dell'inizio delle operazioni di rilievo sul posto, invitandolo a prendervi parte in contradditorio con un tecnico di sua fiducia. L'invito rimane del tutto inascoltato per cui procediamo unilateralmente al rilievo dei punti di inquadramento presenti in zona e di tutti gli elementi significativi nell'area del confine.

Proseguiamo con l'elaborazione in ufficio pervenendo alla determinazione degli elementi per il tracciamento sul posto del confine così ricostruito. Avvisiamo nuovamente il confinante con altra raccomandata dell'imminente rilievo di picchettamento del confine, sempre con ragionevole anticipo e con l'invito a prendervi parte con un proprio tecnico. Anche questa nuova comunicazione rimane senza risposta, per cui terminiamo il lavoro con il tracciamento e il picchettamento delle linee di confine, la cui posizione, per quanto concerne l'area contesa, risulta quella evidenziata dalle linee in rosso nella foto sopra: il confine è a soli metri 0.74 e 1.69 dagli spigoli dell'edificio di B. È solo a questo punto che B si attiva, e lo fa mediante una raccomandata fatta inviare ad A dal suo legale, con la quale rivendica il diritto di usucapione di una porzione (non meglio definita) del terreno di A chiedendo di definire la questione in via bonaria. A, esasperato dal comportamento da sempre negligente di B, rifiuta categoricamente qualsiasi accordo bonario e dà invece incarico ad un avvocato di sua fiducia di procedere all'azione legale.


E qui arriviamo alla disamina del caso svolta con l'avvocato, le cui risultanze mi lasciano sconcertato. Credo infatti di non essere l'unico ad essere stato convinto, finora, che il diritto di usucapione maturasse con il possesso pacifico, indisturbato, cioè senza alcuna contestazione del legittimo proprietario e, soprattutto, in buona fede. In pratica, pensavo che l'usucapione riguardasse questa situazione:

Io ritengo, sbagliando, ma in totale buona fede, che la mia proprietà si estenda fino ad un certo limite materializzato sul posto, ignorando che sto invece usurpando una porzione di terreno di proprietà del mio confinante. Continuo ad esercitare il possesso dell'area per 20 anni consecutivi senza che il legittimo proprietario mi renda edotto della mia invasione sulla sua proprietà. A quel punto ne acquisisco la proprietà per usucapione.

Invece no, a parte il possesso "pacifico" (ci manca solo che fosse valido anche quello violento), l'usucapione si acquisisce anche nel caso in cui:

  • sono in totale malafede;
  • il legittimo proprietario mi intima con forza, anche con atti scritti e denuncie, che sto invadendo la sua proprietà;

    Per quanto riguarda la malafede, guardate cosa ho trovato in un affermato sito che dibatte temi di diritto civile (https://www.diritto.it/usucapione-continuita-del-possesso):

    Affinché il possesso possa implicare acquisto della proprietà (o di al­tro diritto reale) è necessario, peraltro, che lo stesso presenti determinate caratteristiche e, precisamente, che esso possa definirsi pacifico (non vio­lento), pubblico (non clandestino), continuo e non interrotto; non è, in­vece, necessario che il possesso medesimo rivesta le caratteristiche del c.d. possesso in buona fede, giacché anche il possesso in mala fede è idoneo a fondare l’usucapione del bene eve­tualmente posseduto.


    A questo, per me abberrante, "principio di convivenza civile" che premia la malafede, si aggiungono poi una serie di altre risultanze emerse dalla ricerca giuridica esperita dal legale del caso trattato, che riporto nei PDF scaricabili dai link che seguono:

    da questi documenti (leggete le parti evidenziate in colore) emerge che:

    • le raccomandate non interrompono l’usucapione;
    • non è quindi vero che l'usucapione deve essere "indisturbato", come molti di noi pensavano (e pensano tuttora), ma si esercita anche in presenza di azioni del proprietario che lo subisce, se tali azioni non rientrano nelle uniche due che lo interrompono effettivamente (vedi oltre); 
    • La denuncia di furto del legname non interrompe l’usucapione ma, anzi, avvalora la tesi del confinante circa il suo possesso del terreno;
    • Nemmeno la querela per il reato di cui all’art. 633 del codice penale interrompe l’usucapione:

    Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni …:

    Quest'ultimo punto mi fa rabbrividire perché mi domando:

    Come può un comportamento criminale dare a chi lo compie un vantaggio reale in termini civili ?

    Ma ... così è se vi pare!!

    In definitiva l’usucapione si può interrompere solo in due modi:

    1. impedendo di fatto al possessore abusivo di accedere all’immobile;
    2. citando in giudizio il possessore con un atto di rivendica (è sufficiente la notifica dell’avvio dell’azione giudiziaria).
    Ma anche qui mi vengono dubbi atroci. Se non ci fosse da piangere, direi che il primo punto lo trovo addirittura ridicolo:

    Cosa significa "impedire di fatto al possessore abusivo di accedere all’immobile"?

    Se lui non mi ascolta con le buone, cosa devo fargli?
    Gli sparo?

    Quanto al secondo punto, trovo avvilente che per dimostrare la diligenza nel difendere il proprio diritto di proprietà non basti più la raccomandata ma si sia costretti addirittura ad attivare fin da subito un'azione legale. Sono curioso di sentire i vostri pareri (scriveteli nella sezione Riconfinazioni nel forum sul topic che ha lo stesso titolo di questo articolo).

    Tornando al caso concreto, il mio committente (A), dopo il tentativo di conciliazione, come per legge, con ovvio esito negativo, è quindi partito con l'azione legale ai sensi dell'art. 950 del c.c. sulla base del presupposto di incertezza del confine data dalla manifesta promiscuità di utilizzo dell’area interessata. Il confinante (B) è convenuto con la rivalsa del diritto di usucapione. Vi terrò informati sull'esito.

      Pubblicato il 19/03/2020
      geom. Gianni Rossi
      Responsabile corsi online del Collegio Geometri e G.L. di Padova
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